Villa Bombrini, più di 400 ragazzi già seguiti: il presidio sociosanitario diventa il laboratorio del “modello Genova”

Sono 60 i percorsi individuali già avviati dall’ambulatorio dedicato ai minori non accompagnati. L’assessora al sociale Cristina Lodi punta a rendere stabile il progetto, rafforzando il lavoro comune tra sanità, servizi sociali e comunità di accoglienza

Un primo accesso, poi l’ascolto, la valutazione sanitaria, l’attenzione psicologica e, quando serve, l’avvio di un percorso più strutturato. A Villa Bombrini il lavoro sui minori non accompagnati passa da un ambulatorio che non si limita allo screening medico, ma prova a leggere fin dall’inizio bisogni complessi, spesso nascosti dietro silenzi, paure, traumi del viaggio e difficoltà di relazione con il nuovo contesto.

Dall’avvio dell’attività sono stati più di 400 i ragazzi presi in carico dall’ambulatorio di screening sociosanitario. Sessanta sono invece i percorsi individuali già avviati. Sono i numeri più significativi del progetto “Nuove prospettive: il modello Genova tra interazione e cura”, finanziato dal Fondo asilo migrazione e integrazione e guidato dal Comune di Genova insieme ad Azienda tutela della salute Liguria e Associazione nazionale comuni italiani Liguria.

Il bilancio è stato fatto durante una giornata dedicata alla formazione degli operatori, considerata una parte essenziale del progetto. L’obiettivo non è soltanto offrire una risposta immediata ai minori accolti, ma costruire competenze condivise tra chi lavora nei servizi sociali, nella sanità e nelle comunità. La presa in carico di questi ragazzi richiede infatti strumenti specifici, perché dietro il bisogno sanitario possono esserci fratture biografiche profonde, esperienze traumatiche, condizioni di vulnerabilità psicologica e difficoltà a raccontare ciò che è accaduto prima dell’arrivo.
L’ambulatorio di Villa Bombrini lavora proprio in questo spazio, tra prima accoglienza e cura. La valutazione viene svolta da un’équipe multidisciplinare con competenze in psicologia, salute mentale e psicotraumatologia. Il lavoro serve a intercettare disturbi post traumatici, fragilità emotive e patologie comuni, ma anche a orientare meglio le comunità che accolgono i ragazzi, aiutandole a costruire progetti educativi e sociali più adatti ai singoli casi.
Secondo l’assessora al sociale Cristina Lodi, il valore del progetto sta nella capacità di mettere insieme sanità e sociale davanti a bisogni che non possono essere affrontati con risposte separate. La formazione, in questa prospettiva, diventa decisiva: chi incontra i minori deve poter riconoscere il peso del viaggio, dei traumi precedenti e delle differenze culturali. Per questo il percorso insiste anche sull’etnomedicina, intesa come strumento per comprendere meglio il vissuto dei ragazzi, entrare in relazione con loro e distinguere i problemi reali da ciò che rischia di restare invisibile.
La ricaduta riguarda anche il sistema dell’accoglienza. Le comunità, potendo contare su uno screening qualificato e su un supporto sociosanitario, sono messe nelle condizioni di lavorare con maggiore sicurezza. Quando un disagio viene riconosciuto presto, diventa più facile attivare il percorso giusto, ridurre il rischio di interventi tardivi e accompagnare il minore con strumenti più adeguati.
Il dato dei più di 400 accessi conferma che la domanda è ampia. Quello dei 60 percorsi già avviati mostra invece la funzione concreta del presidio: Villa Bombrini non è solo un punto di osservazione, ma un luogo da cui possono partire prese in carico vere, capaci di incidere sul percorso successivo dei ragazzi.
La fase sperimentale, ora, pone il tema della continuità. Il Comune di Genova, insieme ad Azienda tutela della salute Liguria e Associazione nazionale comuni italiani Liguria, punta a consolidare il modello e a renderlo permanente. È il passaggio più delicato: trasformare un progetto finanziato in un servizio stabile, capace di restare nel tempo e di diventare una parte ordinaria della rete di tutela.
Il “modello Genova” prova così a costruire una risposta più solida per i minori non accompagnati, tenendo insieme cura, protezione, salute mentale e integrazione. Non solo accoglienza, quindi, ma una presa in carico precoce che consenta di capire chi arriva, quali ferite porta con sé e quali strumenti servono per accompagnarlo davvero.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.